Bestemmiare serve a migliorare gli esercizi in palestra: lo rivela una ricerca scientifica

Le imprecazioni volgari sono considerate fondamentali per le attività in palestra, stando almeno a quello che ha accertato uno studio

Ci vuole un fisico bestiale, come cantava Luca Carboni nel 1992: da oggi si può dire anche che ci vuole un fisico best…emmia! Alcuni ricercatori della Keele University (non lontano dalle città inglesi di Birmingham e Nottingham) hanno pubblicato uno studio davvero curioso, secondo cui le imprecazioni pesanti aiuterebbero a svolgere meglio gli esercizi in palestra e non solo. Come è possibile?

Finora le bestemmie sono state associate a una migliore sopportazione del dolore e, con buona pace di chi non riesce a fare a meno della religione, sono fondamentali per una forma fisica perfetta. Gli esperimenti sono stati condotti in questi mesi dal dottor Richard Stephen, il quale ha coinvolto una serie di volontari pronti a dimostrare che non era solo una coincidenza bizzarra.

Nel primo test le persone che hanno partecipato alla ricerca scientifica hanno scelto la bestemmia o l’imprecazione che preferiscono pronunciare nelle occasioni più disparate. Le parolacce sono state quindi ripetute durante un semplice esercizio, il sollevamento di una sbarra di metallo non troppo pesante. Lo studio è proseguito con attività molto più intense e faticose.

Bestemmiare in palestra

Fonte: 5 am training

Nel dettaglio Stephen ha puntato tutto su una cyclette e si è accorto che la gente tendeva a imprecare maggiormente quando lo sforzo in palestra era più forte. La conclusione degli scienziati inglesi è quindi inevitabile: le parole oscene sono utilissime per migliorare la performance muscolare e soprattutto il rafforzamento del corpo. Le scoperte non sono finite qui.

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Il fratello minore è più divertente. Lo dice La Scienza.

Il fratello minore è il più divertente, lo dice la scienza

Secondo un’indagine condotta nel Regno Unito, i membri più giovani di una famiglia hanno maggior senso dell’umorismo, mentre i maggiori sono più responsabili.
La simpatia non è una questione di genetica, ma secondo un nuovo sondaggio i fratelli minori sono quelli con più senso dell’umorismo in famiglia.

YouGov ha chiesto a 1783 inglesi adulti di definire i tratti predominanti del loro carattere in relazione agli altri membri della famiglia. I risultati rivelano che i più giovani si considerano nel 46% dei casi più divertenti di genitori e fratelli maggiori, mentre solo il 36% di questi ultimi riconosce nell’ironia la propria dote principale. A dare validità al sondaggio ci sono anche un’altra serie di indizi: molti comici come Billy Crystal, Eddie Murphy, Goldie Hawn, Drew Carey, Jim Carrey, Whoopi Goldberg, Steve Martin, Jon Stewart ed Ellen DeGeneres, sono tutti i più giovani nelle loro famiglie.Tra i pregi che si riconoscono i “piccoli di casa” ci sono anche la capacità di godersi la vita ed essere più alla mano. Molti riconoscono anche di essere i preferiti dei loro genitori.

Se è vero che i più giovani sono generalmente i più amati, i fratelli maggiori vengono riconosciuti invece come molto sicuri di sé, di successo e responsabili. In molti casi, infatti, i genitori si sono dovuti rivolgere a loro quando non erano a casa per lavoro: sin da piccoli si sono presi cura dei loro fratelli minori, verso i quali hanno sviluppato un gran senso di responsabilità. Inoltre, poiché con l’arrivo di un fratellino o di una sorellina le attenzioni nei loro riguardi sono notevolmente diminuite, i più grandi hanno anche dovuto imparare prima degli altri a risolvere le proprie faccende da soli.

Non si può negare, quindi, che le dinamiche familiari abbiano una grande influenza sulle nostre personalità, ma non sono chiaramente l’unico fattore da tenere in considerazione. A forgiare il carattere di una persona adulta sono anche le esperienze che vivrà una volta abbandonato il contesto familiare, i percorsi di studi e le altre persone che incontrerà lungo il suo cammino. Questo vuol dire che, se da un lato i più piccoli dovranno necessariamente responsabilizzarsi, i più grandi potrebbero anche riuscire a vivere la vita più tranquillamente dopo aver raggiunto il loro obiettivo. E magari impareranno anche a fare qualche battuta.

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Le persone disordinate sono dei geni produttivi. Lo dice la scienza

Le persone dovrebbero apprendere ad abbracciare il caos, perché nulla rimane pulito e in ordine per sempre. Tutto torna inesorabilmente al disordine originale. “Le persone disordinate l’hanno capito e non permettono a oggetti o convenzioni di dettare legge nelle loro vite”.

By Caithlin Pena

Da bambini ci hanno insegnato che una stanza disordinata equivale a una mente disordinata. Non avevamo scelta: o mettevamo a posto o eravamo in castigo.

Lo confesso, sono un po’ maniaca della pulizia ma solo perché sono allergica alla polvere. Inoltre, mi piace mettere a posto perché ho la sfortuna di dimenticare dove lascio le cose. Allo stesso tempo, però, non ho molta pazienza a pulire e rassettare quando non ce n’è il bisogno, il che bastava a cacciarmi nei guai per colpa della mia “stanza in disordine”.

John Haltiwanger di Elite Daily sostiene che le persone disordinate sono ingiustamente accusate di essere pigre. Uno spazio di lavoro caotico, secondo lui, non equivale a una mente caotica.

“Viviamo in un mondo prevedibile governato da formule … La società cerca costantemente di mantenere l’ordine, in tutte le sue sfaccettature”, sostiene, “ma non è che una mera illusione”.

Per questo, se siete persone disordinate e vi imbattete in disapprovazione e sguardi critici, ecco tre motivi per i quali va bene essere disordinati.

1. Non temete lo status quo

Haltiwanger sostiene che essere precisi e ordinati può essere necessario se non addirittura bello. In ogni caso, le persone dovrebbero apprendere ad abbracciare il caos, perché nulla rimane pulito e in ordine per sempre. Tutto torna inesorabilmente al disordine originale.

“Le persone disordinate l’hanno capito e non permettono a oggetti o convenzioni di dettare legge nelle loro vite”.

2. Trovate l’ispirazione nel vostro casino

Sapevate che tante persone di successo sono disordinate? Roald Dahl, J.K. Rowling e perfino il grande genio Albert Einstein.

In A perfect mess: the hidden benefits of Disorder (“Il caos perfetto: i benefici segreti del disordine”, ndt), gli autori Eric Abrahmson e David H. Freedman sostengono che “su una scrivania disordinata, i lavori più importanti e urgenti tendono a essere più vicini e a portata di mano, al contrario dei lavori secondari che normalmente sono sepolti sul fondo o sul lato opposto. Tutto ciò ha un senso”.

Allo stesso modo, una ricerca condotta da Kathleen Vohs, della Carlson School of Management dell’Università del Minnesota, ha rivelato che un ambiente disordinato stimola la creatività.

“Gli ambienti disordinati incoraggiano la ricerca delle novità lontano dai soliti paradigmi, il che può portare a nuove intuizioni,” sostiene, “al contrario, gli ambienti ordinati favoriscono un modo di pensare convenzionale e stimolano l’aderenza agli schemi esistenti.”

3. Siete coraggiosi e spontanei.

“Seguono la corrente invece di nuotarci contro”, ha affermato Haltiwanger.

Anziché preoccuparsi di dettagli insignificanti, le persone disordinate tendono ad avere una visione d’insieme. Preferiscono investire il tempo a disposizione nel portare avanti compiti importanti piuttosto che preoccuparsi di cose minori. Secondo Haltiwanger, questo li rende più avventurosi e disposti a sperimentare, al contrario delle persone ordinate.

Non c’è niente di sbagliato nell’essere ordinati, così come non c’è niente di sbagliato nell’essere disordinati. Permettente al vostro caos di ispirarvi e preoccupatevi di mettere a posto in un secondo momento. Ricordate, però, che è fondamentale mantenere l’equilibrio tra l’ordine e il caos.

“Una vita disordinata è una vita semplice e bella, ed è per questo che può far nascere tante menti brillanti ed innovative”, conclude Haltiwanger.

Questo post è originariamente apparso su The Huffington Post America ed è stato tradotto da Valentina Mecca

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Gatti e cani possono vedere gli spiriti!

Cani e gatti posso percepire frequenza sconosciute agli umani. Un studio condotto alcuni anni fa da biologi della City University di Londra, ha fornito prove per questo differenziale in vista tra le specie.

Cani e gatti possono vedere la luce UV e altri raggi che le retine umane non hanno capacità di vedere.

In precedenza si credeva che tutti i mammiferi avessero occhi simili agli umani, incapaci di vedere raggi UV, ma prove scientifiche suggeriscono che molti mammiferi possono farlo.

Tuttavia, qualcosa in più in questo fenomeno scava nel regno metafisico.

Capita spesso di vedere gatti osservare i muri e miagolare, mettersi sulla difensiva, raspare,saltare a vuoto, inseguire.

Ammettiamolo la cosa è spesso inquietante e accade ovviamente anche non in presenza di raggi UV.

Tu hai esperienze con gatti “sensitivi”?

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Chi ha scoperto come funziona un’eclissi? Te lo dice La Scienza.

L’eclissi di Luna che si verificherà questa sera sarà un evento particolarmente spettacolare, per durata e per oscuramento del satellite.

La storia della scoperta del modo in cui realmente funziona l’oscuramento del disco solare da parte della Luna (eclissi di Sole) o quello della Luna da parte della Terra (eclissi di Luna) si incrocia con la storia della filosofia classica, ma è piuttosto incerta.Le eclissi vennero registrate in modo regolare dai Babilonesi e, a partire dall’VIII secolo avanti Cristo vennero, probabilmente, anche previste.

Siccome le eclissi sono fenomeni che hanno una regolarità ciclica, sapere quando si verificheranno non significa per forza capire perché si verifichino. Anche in Cina le eclissi vennero registrate fin da tempi molto antichi e una leggenda racconta di due astronomi fatti giustiziare per non aver saputo prevedere un eclissi di Sole addirittura duemila anni prima di Cristo.La scoperta di come avvenga un’eclissi è spesso attribuita al filosofo e matematico greco Talete, vissuto forse tra il 640 e il 548 a.C..

Lo storico Erodoto, vissuto quasi due secoli dopo, attribuì a Talete la previsione di un’eclissi di Sole che si verificò durante una battaglia tra Medi e Lidi. E questo racconto ha indotto molti a pensare che Talete sapesse perché le eclissi si verifichino.

Gli storici della scienza, come il francese André Pichot (nel libro “La nascita della scienza”) ha chiarito che si tratta di una falsa attribuzione e sostiene che la scoperta fu fatta da Anassagora un secolo dopo.Il fisico Roberto Casati ha spiegato nel suo libro “La scoperta dell’ombra” che anche la semplice previsione dell’eclissi da parte di Talete è molto probabilmente frutto di fantasia: siccome le eclissi solari non sono mai visibili da tutta la Terra ma solo in alcune zone, Talete non avrebbe potuto prevedere un’eclissi di Sole in Asia Minore.John Gribbin, nell’Enciclopedia di Astronomia e Cosmologia della Garzanti, scrive anche lui che Anassagora di Clazomene fu il primo a fornire la spiegazione corretta delle fasi della Luna oltre che delle eclissi solari e lunari, anche se per le eclissi lunari pare che immaginasse che a frapporsi tra Sole e Luna fossero corpi normalmente invisibili.

Il fisico e premio Nobel Steven Weinberg precisa però, nel suo libro “Spiegare il mondo”, che l’attribuzione ad Anassagora è stata fatta in base alle citazioni contenute in opere di altri autori, vissuti molti secoli dopo. E quindi potrebbe essere dubbia. Tra l’altro, Anassagora pensava che la Terra fosse piatta.Forse aveva intuito qualcosa un altro filosofo, Anassimene, vissuto pure nel VI secolo prima di Cristo, che però pensava che la Terra fosse un cilindro. Anche di Anassimene non ci sono arrivati che pochi frammenti delle sue opere.Di certo aveva capito il meccanismo Aristotele, vissuto duecento anni dopo Anassagora, tra il 384 e il 322 a.C., che usa l’eclissi per dimostrare che la Terra sia tonda: l’ombra dell’eclissi di Luna, prodotta proprio dalla Terra che si frappone tra il Sole e il nostro satellite, è sempre un arco di circonferenza e dunque a crearla non può essere che un corpo sferico.E di certo sapeva tutto anche Aristarco di Samo, vissuto tra il 310 e il 230 a.C., che fu il primo a sostenere che la Terra giri attorno a Sole e che tentò persino di sfruttare le eclissi per calcolare le dimensioni relative di Terra, Sole e Luna.

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Il mare cura ben 16 malattie: lo dice la scienza

Uno dei migliori farmaci esistenti in natura, almeno secondo la ricerca scientifica.

Il mare possiede un’abbondanza di benefici che spesso sottovalutiamo o, meglio, noi non teniamo spesso in considerazione. Ecco che corre a ricordarcelo la Scienza. Basta semplicemente pensare allo iodio, alla salsedine che già possiamo iniziare a dire addio ai medicinali che teniamo nelle nostre case e che, purtroppo, siamo abituati ad assumere quotidianamente.

Secondo la scienza, infatti, parecchi sarebbero i benefici che apporterebbe il mare alla nostra Salute.

Eccoli riassunti qui sotto.

  • Il mare fa bene al cervello, il quale, stando in una zona vicina al mare, rilascia delle sostanze chimiche come la dopamina, la serotonina e l’ossitocina, responsabili della felicità.
  • Migliorerebbe il respiro, perché l’aria della costa contiene una quantità molto elevata di sali minerali, quali il cloruro di sodio, il magnesio, lo iodio, il calcio, il potassio, il bromo e il silicio, tutti provenienti dalle onde che si infrangono a riva e dagli spruzzi d’acqua provocati dal vento: un vero e proprio pieno di aerosol marino!
  • Inoltre, combatterebbe la ritenzione idrica, sempre per la concentrazione di sali minerali, cosa che favorisce, tramite osmosi, l’eliminazione dei liquidi accumulati nei tessuti adiposi.
  • Può aiutare anche a combattere i chili di troppo, perché il sale rappresenta uno stimolo per le terminazioni nervose della pelle, determinando così l’accelerazione del metabolismo e, di conseguenza, è semplice per l’organismo bruciare i grassi più velocemente del normale.
  • Grazie alla pressione dell’acqua, mentre si fa il bagno in mare, la temperatura ed il moto ondoso effettuano un vero e proprio massaggio su tutto il corpo, ragion per cui la circolazione viene riattivata con facilità: si rafforza in questo modo il sistema circolatorio.
  • Un altro beneficio importante scoperto dalla scienza sarebbe il miglioramento del tono muscolare, in quanto il nuoto in generale permette ai muscoli di rilassarsi, sciogliendo le contratture e le articolazioni bloccate, per esempio, da artrite e da artrosi.
  • Ultimo beneficio, ma non per importanza, consiste nel fatto che l’acqua del mare offrirebbe un contributo a intestino e reni, permettendo in questo modo la depurazione di tutto l’organismo.
  • Questi sono i principali benefici che possiamo ottenere andando al mare o, semplicemente, facendo una bella passeggiata in riva.

L’inquinamento ci rende infelici. Lo dice la scienza

Uno studio ha indagato il legame tra inquinamento e benessere emotivo: più aumenta il particolato più le persone sono di malumore
La scienza analizza con crescente interesse e preoccupazione gli effetti che l’inquinamento nelle sue varie forme produce sul nostro organismo. Le risposte fornite dalla letteratura scientifica risultano spesso inattese. Non si tratta solo di associazioni con l’insorgenza di gravi patologie. A quanto pare, l’inquinamento può alterare anche il nostro benessere psichico. A sostenerlo è un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour.

Il rapporto tra inquinamento e malumore: lo studio
La ricerca, condotta da esperti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) in collaborazione con l’Università di Pechino, si è focalizzata sui dati sull’inquinamento di 144 città cinesi. Sono stati contemporaneamente monitorati i livelli di felicità quotidiana degli abitanti delle aree urbane prese in esame, analizzando 210 milioni di tweet geolocalizzati, inviati attraverso Sina Weibo, la più grande piattaforma di microblogging della Cina.
inquinamento atmosferico

Dallo studio è emersa una correlazione piuttosto stretta tra la quantità di particolato presente nell’aria e i gradi di felicità espressi dalle persone nelle loro interazioni sul canale social. L’associazione tra inquinamento e cattivo umore è apparsa ancor più evidente tra la popolazione femminile.

Che l’inquinamento atmosferico sia dannoso per l’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, oltre ad esser collegato a una maggiore incidenza di tumori, è cosa nota. Ma “l’inquinamento ha anche un costo emotivo“, spiega Siqi Zhen, tra i principali autori dello studio. “Le persone sono infelici e questo significa che possono prendere decisioni irrazionali“.

Come rilevato dai ricercatori, nelle giornate in cui si registrano maggiori tassi di particolato, le persone sono più propense ad assumere comportamenti impulsivi e rischiosi, che potrebbero in seguito rimpiangere. Secondo Zheng, probabilmente si tratta di una conseguenza diretta di ansia e depressione a breve termine.
smogUn risvolto inconsueto degli effetti legati all’inquinamento, quello rimarcato da questo ennesimo lavoro scientifico sul tema. Una nuova evidenza che accende ancora una volta i riflettori sull’urgenza di attuare strategie per contrastare i danni legati a smog, polveri sottili e agenti inquinanti, salvaguardando così la salute degli esseri umani e dell’intero Pianeta.

 

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Andare in bici è un farmaco, lo dice la scienza.

Moltissime persone in Italia e nel mondo vivono sotto polifarmacoterapia, ovvero devono assumere quotidianamente farmaci in associazione per mantenere sotto controllo patologie e migliorare il proprio stato di salute. Eppure ci sarebbe un modo meno invasivo per restare in forma, con gli stessi benefici di un farmaco ma senza quasi nessun effetto collaterale.

Secondo una ricerca statunitense i farmaci più prescritti sono:

Statine: tengono sotto controllo il colesterolo LDL, ovvero quello “cattivo”;
Diuretici: aumentano la diuresi e riducono la quantità di acqua nel
sangue, in modo da diminuire la pressione che questo fa sulle arterie;
Antipertensivi: agiscono su ormoni specifici che vengono inibiti per ridurre la pressione arteriosa;
Questi farmaci solitamente vengono presi per bocca e assunti in associazione, ogni giorno, da milioni, se non miliardi, di persone. Come vedete, questi farmaci agiscono su patologie spesso provocate dalla sedentarietà.

Eppure la ricerca scientifica ha dimostrato che esiste un’alternativa all’assunzione dei farmaci: l’attività motoria di tipo aerobico. Gli effetti di una pratica quotidiana sono paragonabili a quelli di un farmaco:

Riduzione della pressione arteriosa;
Aumento della gittata cardiaca e riduzione della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo;
Miglioramento dell’assetto lipidico del sangue;
Aumento della capillarizzazione dei tessuti;
Rimineralizzazione ossea e ostacolo all’insorgenza dell’osteoporosi;
Miglioramento degli scambi gassosi a livello polmonare;
Miglioramento del tono dell’umore e dell’autostima;
Aumento del tono muscolare di base, del metabolismo basale e della termogenesi;

Tutti questi effetti a oggi vengono ottenuti tramite la somministrazione di vari farmaci ma è lecito pensare che anche l’andare in bici (essendo un’attività prettamente aerobica) debba essere considerata un farmaco. Il tutto senza la possibilità di incappare in effetti collaterali più o meno gravi, dal semplice fastidio gastrico alle ben più gravi ADR (Adverse Drug Reaction), ovvero reazioni imprevedibili all’assunzione dei farmaci.

Questa affermazione non è campata per aria poiché numerose case farmaceutiche hanno tentato di immettere sul mercato dei farmaci che avessero gli stessi effetti dell’attività fisica. Questi farmaci, definiti “excercise mimetics” avevano l’obiettivo di instaurare nel corpo le modificazioni strutturali indotte dall’esercizio fisico. Purtroppo la validazione scientifica tarda ad arrivare, poiché l’attività fisica ha un vantaggio che qualunque farmaco non ha: le modificazioni permangono a lungo tempo, anche se si smette di praticare. I farmaci invece, smettono immediatamente di avere effetti quando si finisce la terapia.

E’ una strada più lunga e difficoltosa, che richiede impegno e costanza, ma se volete davvero stare bene il mio consiglio è di utilizzare un farmaco potentissimo: l’attività fisica, specie in bicicletta.

Fonte: https://www.bikeitalia.it/2018/06/29/andare-in-bici-e-un-farmaco-lo-dice-la-scienza/

Perché la Festa della Repubblica si festeggia il 2 giugno? Te lo dice la scienza.

Il 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica in ricordo del referendum che in quello stesso giorno, nel 1947, decretò il passaggio dell’Italia da un sistema politico monarchico a uno repubblicano.

In quei due giorni (si votò anche il 3 giugno) votarono per la prima volta anche le donne: fu la prima volta nella storia italiana in cui si svolsero delle votazioni a suffragio universale.

I risultati del referendum vennero resi noti il 18 giugno 1946 e quel giorno la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana: a favore della repubblica si erano espressi 12.718.641 di italiani, a favore della monarchia erano stati 10.718.502 (le schede nulle o bianche furono invece 1.498.136).

Il referendum mise così fine al Regno d’Italia che dal 1861, data dell’unificazione, per 85 anni, era stato guidato dalla famiglia reale dei Savoia, e fece nascere la Repubblica Italiana. L’Italia passò in questo modo da una monarchia costituzionale a una repubblica parlamentare.

SUFFRAGIO UNIVERSALE. Il 2 e 3 giugno furono le prime elezioni dopo 22 anni di regime fascista (le ultime erano state nel 1924). Agli elettori, tutti i cittadini italiani di ambo i sessi e maggiorenni cioè, all’epoca, d’età superiore a 21 anni, furono date due schede. La prima per il referendum istituzionale e la seconda per l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente, l’organo che avrebbe avuto il compito di redigere la nuova carta costituzionale secondo l’orientamento emerso dal referendum.

A seguire, il 1º luglio Enrico De Nicola venne nominato primo presidente della Repubblica Italiana, Alcide De Gasperi fu il primo presidente del Consiglio e il 1º gennaio 1948 entrò in vigore la nuova Costituzione della Repubblica Italiana.

LA FESTA DELLA REPUBBLICA. Si decise fin da subito di celebrare la Festa della Repubblica in occasione dell’anniversario del referendum (e non della proclamazione), ma dal 1977 al 1999, a causa della crisi economica della fine degli anni ‘70, è stata spostata alla prima domenica di giugno, per non perdere alcun giorno di lavoro.

Come è consuetudine, il cerimoniale ufficiale della Festa della Repubblica prevede che il Presidente della Repubblica deponga una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto, all’Altare della Patria. Lungo i Fori Imperiali, sempre a Roma si svolge poi la sfilata delle forze armate.

Il 2 giugno è una delle giornate in cui è più facile ascoltare l’inno nazionale detto Inno di Mameli ma che in realtà si chiama Canto degli italiani.

Fonte: https://www.focus.it/cultura/storia/festa-della-repubblica-2-giugno

Fare shopping fa bene: lo dice la scienza

Secondo uno studio scientifico fare shopping fa diminuire stress e ansia.

“Fare shopping è terapeutico”: a darci questa buona notizia è stato un gruppo di ricercatori di Taiwan e Australia che hanno condotto uno studio scientifico su 1.900 volontari, uomini e donne. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata “Journal of epidemiology and community health”.

Secondo lo studio, fare shopping fa bene per diversi motivi: innanzitutto riduce lo stress, che è una delle cause principali di malattie come quelle cardiovascolari. Poi aumenta l’autostima: beneficio riscontrato anche per gli acquisti online. Ma non è tutto, perché a questo bisogna aggiungere il fatto che ci invoglia a fare esercizio fisico, per spostarci da una vetrina all’altra (ovviamente, questo beneficio non riguarda lo shopping online) e a mantenere la linea: per vedersi meglio negli abiti da provare in camerino. Qualcuno avrà anche notato che lo shopping rende felici: ebbene, anche questo aspetto è confermato. Di conseguenza riduce depressione e senso di isolamento.

Gli studiosi inoltre rassicurano: per avere questi benefici, non è necessario spendere tanto. Piuttosto è preferibile farlo con regolarità.

Per chi sta già facendo i salti di gioia, c’è anche una raccomandazione: è vero che lo shopping fa bene, ma non deve diventare un’ossessione, perché questo potrebbe comportare una dipendenza patologica.

Il consiglio è di farlo con moderazione: magari prefissando un budget ragionevole.

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