Sei una chiacchierona? Vivrai di più, lo dice la scienza

Parlare, oltre a far bene alla salute e a alla mente, rende più longevi. Motivo in più per chiacchierare senza sosta

Ma come è possibile? Le donne che parlano molto sono più positive e ottimiste nei confronti della vita e del mondo, e questo atteggiamento abbassa i livelli di stress e migliora la qualità della vita. Inoltre, riuscendo a trasformare in parole le loro emozioni, le loro sensazioni e i loro sentimenti, le donne chiacchierone non vengono soffocate da tormenti interiori. Sono brave, quindi, a condividere ciò che sentono con le persone che le circondano.

Un altro studio condotto dalla New York University ha spiegato che se vogliamo vivere a lungo dobbiamo pronunciare 15.000 parole al giorno. Parlare è molto benefico per la salute mentale di un individuo e non si deve necessariamente farlo con persone, ma anche con animali e piante.

Quindi, per tutti coloro che ci accusano, noi donne non siamo delle pettegole, siamo semplicemente in grado di prenderci di noi e della nostra salute con lo scopo di essere più longeve.

Se vuoi vivere più a lungo anche tu, devi iniziare a parlare molto con le persone che ti circondano. Non solo su cose banali e futili, anche sui tuoi sentimenti e piani di vita. I benefici che ne trarrai saranno davvero numerosi.

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“Secondo la scienza” non è sempre secondo la scienza.. Lo dice La Scienza

Il giornalismo scientifico tende a ingigantire esperimenti strani e improbabili, di quelli che servono solo a fare titoli ad effetto

 

Una cosa che è sempre bene ricordare quando si parla di scienza è che non bisogna credere a tutto quello si legge sulla “scienza”. Nel caso in cui foste stati distratti, domenica scorsa il concetto è stato ribadito dal comico inglese John Oliver, che conduce sul canale americano HBO Last Week Tonight, un popolare programma in cui parla in chiave ironica di fatti di attualità e politica.

1. Uno studio solo non significa praticamente niente

Spesso negli articoli scientifici di divulgazione si usano espressioni come «saranno necessarie altre ricerche per confermare i risultati», oppure «è difficile sapere con certezza se i ricercatori hanno ragione». La scienza non è un insieme di dati di fatto incontestabili: è un metodo che serve a verificare ipotesi e trarre conclusioni. Quando degli scienziati progettano e svolgono un esperimento, che poi viene rivisto da altri scienziati e pubblicato su una rinomata rivista scientifica, tutto quello che sappiamo è che probabilmente i loro risultati hanno dei fondamenti. Tuttavia, ci sono molti fattori che possono influenzare i risultati di uno studio. Quando la tesi di partenza è molto altisonante dovreste essere ancora più scettici, almeno finché altri scienziati che non hanno partecipato allo studio originale replicheranno l’esperimento ottenendo gli stessi risultati. Una volta che viene raggiunto un numero consistente di esperimenti che danno lo stesso risultato, si può dire che su quel dato tema la scienza ha raggiunto un consenso (come nel caso dell’esistenza del cambiamento climatico causato dall’uomo, per esempio). Il pericolo è che un singolo studio (che in quanto tale non è quindi significativo) che contraddice il consenso scientifico venga preso per vero della persone che vogliono avere una conferma di qualcosa di cui sono già convinti: che il cambiamento climatico non esista o che i vaccini causino l’autismo, per esempio. Se volete avere conferma della veridicità di uno studio scientifico cercate espressioni come «questo studio si aggiunge a un numero crescente di ricerche sul tema».

2. Non ci si può fidare sempre delle statistiche


Per verificare la fondatezza delle prove a sostegno dell’ipotesi nulla esiste una cosa chiamata “valore p”. Prendiamo il caso che esista uno studio che verifica il legame tra il consumo di cioccolato e dormire più di otto ore a notte: bisogna prendere un gruppo di soggetti e confrontare le loro abitudini in materia di consumo di cioccolato e di sonno, ottenendo poi dei numeri che confermino che chi mangia grandi quantità di cioccolato dorma effettivamente di più rispetto a qualsiasi altro campione di popolazione selezionato a caso. Bisogna anche “controllare” diverse variabili per assicurarsi che non incidano sul sonno (è possibile che i bambini mangino più cioccolato, ed è noto che i bambini dormono di più). L’insieme di queste elaborazioni statistiche serve per valutare la rilevanza dei propri risultati. Gli scienziati, tuttavia, possono manipolare la dimensione di campioni e analisi per ottenere dei valori p soddisfacenti anche quando non dovrebbero ottenerne. Anche per questo è così importante replicare gli studi molte volte: serve a scovare gli imbrogli statistici, voluti o meno.

3. Il sistema non aiuta a sostenere studi scientifici validi

Anche se ne esistono di seri che svolgono studi validi, è innegabile che gli scienziati debbano motivare i fondi per le loro ricerche e il loro lavoro, e spesso gli studi validi non sono il modo migliore per farlo. Replicare il lavoro fatto da altri, per quanto importante, non è stimolante e non permette di farsi notare, e oggi gli scienziati sanno che farsi notare dai media è quasi importante quanto la pubblicazione di uno studio. Questo porta ad accantonare la replicazione degli studi a favore di idee nuove, molto apprezzate dal pubblico ma di poca utilità finché non vengono “copiate” da altri scienziati.

4. La colpa è anche dei media, e nostra

Nel periodo in cui iniziai a fare giornalismo scientifico, scrissi una tesi su come i media si occupano di scienza. Il punto centrale era che il sistema funziona un po’ come una specie di terribile telefono senza fili, in cui i risultati vengono alterati sempre di più man mano che passano dai vari media (a essere sinceri, però, questa vignetta illustra meglio il concetto). Dopo qualche anno passato a scrivere di scienza, posso dire che la mia tesi andrebbe un po’ aggiustata. Pensavo che il giornalismo scientifico “sbagliato” iniziasse con una società di news che non capiva bene un determinato studio, e che veniva poi seguita da tutte le altre, dando così forza all’imprecisione di partenza. Oggi però posso confermare che anche quando le cose vengono fatte nel modo giusto, eliminando tutta la “magia” da un risultato scientifico e sottolineando in modo davvero chiaro quanto poco uno studio possa davvero “dimostrare”, da qualche parte ci sarà sempre qualcuno che pubblicherà un articolo in cui si dice che bere vino fa bene tanto quanto andare in palestra, e linkerà il tuo articolo come fonte. La verità è che a tutti quanti, me compresa, capita di esaltarsi per un particolare studio, di non capirlo davvero o di usare un titolo che dà poi il via una serie di articoli fatti male e incomprensioni per quelli che non l’hanno letto tutto.

5. E quindi che si fa?

Un’idea potrebbe essere smettere di leggere articoli che parlano di scienza da fonti che continuano a usare frasi come «X causa Y», che dovrebbero essere una spia evidente, dal momento che gli studi non dimostrano niente, e sicuramente non lo fanno in questo modo. In fin dei conti si riduce tutto a una questione di buon senso: se una cosa detta da uno studio vi sembra un po’ assurda, allora probabilmente dovreste scoprire cosa ne pensano degli esperti che non hanno partecipato allo studio. Se l’articolo che state leggendo o il servizio che state guardando non riportano un altro parere, cambiate la vostra fonte d’informazione.

© 2016 – The Washington Post

 

fonte: https://www.ilpost.it/2016/05/11/problemi-giornalismo-scientifico/

Chi ha cani o gatti in casa è una persona migliore, lo dice la scienza

La scienza dimostra che avere un animale in casa ci porta ad avere più autostima, empatia e a essere più felici. Vi spieghiamo perché succede

Pensate a tutte le volte in cui siete rientrati a casa dopo una giornata stressante e il vostro cane vi ha accolto come se foste il senso della sua felicità (e probabilmente lo siete davvero).

Oppure pensate a quando il vostro gatto si accoccola su di voi e richiede la vostra attenzione che ricambia con delle dolci fusa.

Pensando a questi momenti vi sarà spuntato un sorriso e il vostro cervello avrà liberato una serie di sostanze chimiche deputate a migliorare il vostro umore.

Così come dimostra una ricerca dell’Università Miami di Ohio negli Stati Uniti, gli animali domestici ci rendono più felici e fanno vivere più a lungo.

Vi spieghiamo perché dovreste avere un animale domestico per essere più felici.

(Continua sotto la foto)

Lilli e il Vagabondo

Avrete maggiore autostima

Avete capito bene, chi possiede un animale domestico ha più stima di sé.

Prendersi cura di un essere indifeso e bisognoso delle vostre attenzioni vi renderà più sicuri di voi, sarete orgogliosi del senso di protezione che riuscirete a trasmettere e quindi abbasserà lo stress.

Accarezzare e coccolare il vostro amico a quattro zampe rilascerà una sostanza chiamata ossitocina, detta anche ormone della felicità.

Queen’s Corgi

Si diventa più empatici

Se avete un animale domestico imparerete a coltivare l’empatia ovvero la capacità di connettersi con gli stati emotivi dell’altro.

Il vostro amico fidati vi permetterà di allenare quella skill che porta a capire senza parlare, comprendere i bisogni dell’altro e sentirsi soddisfatti nel prendersi cura di qualcuno.

Questa dote vi sarà molto utile per rendere di qualità le vostre relazioni.

Sansone cane alla riscossa

Non sentirete la solitudine

Se avrete un animale domestico non vi sentirete mai soli.

La compagnia di un amico fidato che sarà sempre nei dintorni vi porterà a non percepire quel senso di vuoto che può accompagnare alcuni momenti.

L’animale domestico infatti vi farà sentire utili perché saprete che la sua sopravvivenza e la sua felicità è legata inevitabilmente a quello che farete voi.

In altre parole aumenterete il vostro senso di utilità.

Carrie Bradshaw cane mbile

Avrete una vita sociale più attiva

Se avete un cane sarete obbligati a fare lunghe passeggiate, incontrerete nuove persone e avrete rapporti sociali più attivi.

Nel caso di un gatto non avrete l’esigenza di portarlo in giro ma avrete un argomento in più da condividere con gli amanti dei felini e questo non potrà fare altro che creare relazioni e unire in nome di una passione comune.

In entrambi i casi avere un animale domestico porterà a espandere la propria rete sociale e a farvi sentire più felici e propensi alle relazioni.

 

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Bestemmiare serve a migliorare gli esercizi in palestra: lo rivela una ricerca scientifica

Le imprecazioni volgari sono considerate fondamentali per le attività in palestra, stando almeno a quello che ha accertato uno studio

Ci vuole un fisico bestiale, come cantava Luca Carboni nel 1992: da oggi si può dire anche che ci vuole un fisico best…emmia! Alcuni ricercatori della Keele University (non lontano dalle città inglesi di Birmingham e Nottingham) hanno pubblicato uno studio davvero curioso, secondo cui le imprecazioni pesanti aiuterebbero a svolgere meglio gli esercizi in palestra e non solo. Come è possibile?

Finora le bestemmie sono state associate a una migliore sopportazione del dolore e, con buona pace di chi non riesce a fare a meno della religione, sono fondamentali per una forma fisica perfetta. Gli esperimenti sono stati condotti in questi mesi dal dottor Richard Stephen, il quale ha coinvolto una serie di volontari pronti a dimostrare che non era solo una coincidenza bizzarra.

Nel primo test le persone che hanno partecipato alla ricerca scientifica hanno scelto la bestemmia o l’imprecazione che preferiscono pronunciare nelle occasioni più disparate. Le parolacce sono state quindi ripetute durante un semplice esercizio, il sollevamento di una sbarra di metallo non troppo pesante. Lo studio è proseguito con attività molto più intense e faticose.

Bestemmiare in palestra

Fonte: 5 am training

Nel dettaglio Stephen ha puntato tutto su una cyclette e si è accorto che la gente tendeva a imprecare maggiormente quando lo sforzo in palestra era più forte. La conclusione degli scienziati inglesi è quindi inevitabile: le parole oscene sono utilissime per migliorare la performance muscolare e soprattutto il rafforzamento del corpo. Le scoperte non sono finite qui.

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Il fratello minore è più divertente. Lo dice La Scienza.

Il fratello minore è il più divertente, lo dice la scienza

Secondo un’indagine condotta nel Regno Unito, i membri più giovani di una famiglia hanno maggior senso dell’umorismo, mentre i maggiori sono più responsabili.
La simpatia non è una questione di genetica, ma secondo un nuovo sondaggio i fratelli minori sono quelli con più senso dell’umorismo in famiglia.

YouGov ha chiesto a 1783 inglesi adulti di definire i tratti predominanti del loro carattere in relazione agli altri membri della famiglia. I risultati rivelano che i più giovani si considerano nel 46% dei casi più divertenti di genitori e fratelli maggiori, mentre solo il 36% di questi ultimi riconosce nell’ironia la propria dote principale. A dare validità al sondaggio ci sono anche un’altra serie di indizi: molti comici come Billy Crystal, Eddie Murphy, Goldie Hawn, Drew Carey, Jim Carrey, Whoopi Goldberg, Steve Martin, Jon Stewart ed Ellen DeGeneres, sono tutti i più giovani nelle loro famiglie.Tra i pregi che si riconoscono i “piccoli di casa” ci sono anche la capacità di godersi la vita ed essere più alla mano. Molti riconoscono anche di essere i preferiti dei loro genitori.

Se è vero che i più giovani sono generalmente i più amati, i fratelli maggiori vengono riconosciuti invece come molto sicuri di sé, di successo e responsabili. In molti casi, infatti, i genitori si sono dovuti rivolgere a loro quando non erano a casa per lavoro: sin da piccoli si sono presi cura dei loro fratelli minori, verso i quali hanno sviluppato un gran senso di responsabilità. Inoltre, poiché con l’arrivo di un fratellino o di una sorellina le attenzioni nei loro riguardi sono notevolmente diminuite, i più grandi hanno anche dovuto imparare prima degli altri a risolvere le proprie faccende da soli.

Non si può negare, quindi, che le dinamiche familiari abbiano una grande influenza sulle nostre personalità, ma non sono chiaramente l’unico fattore da tenere in considerazione. A forgiare il carattere di una persona adulta sono anche le esperienze che vivrà una volta abbandonato il contesto familiare, i percorsi di studi e le altre persone che incontrerà lungo il suo cammino. Questo vuol dire che, se da un lato i più piccoli dovranno necessariamente responsabilizzarsi, i più grandi potrebbero anche riuscire a vivere la vita più tranquillamente dopo aver raggiunto il loro obiettivo. E magari impareranno anche a fare qualche battuta.

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Le persone disordinate sono dei geni produttivi. Lo dice la scienza

Le persone dovrebbero apprendere ad abbracciare il caos, perché nulla rimane pulito e in ordine per sempre. Tutto torna inesorabilmente al disordine originale. “Le persone disordinate l’hanno capito e non permettono a oggetti o convenzioni di dettare legge nelle loro vite”.

By Caithlin Pena

Da bambini ci hanno insegnato che una stanza disordinata equivale a una mente disordinata. Non avevamo scelta: o mettevamo a posto o eravamo in castigo.

Lo confesso, sono un po’ maniaca della pulizia ma solo perché sono allergica alla polvere. Inoltre, mi piace mettere a posto perché ho la sfortuna di dimenticare dove lascio le cose. Allo stesso tempo, però, non ho molta pazienza a pulire e rassettare quando non ce n’è il bisogno, il che bastava a cacciarmi nei guai per colpa della mia “stanza in disordine”.

John Haltiwanger di Elite Daily sostiene che le persone disordinate sono ingiustamente accusate di essere pigre. Uno spazio di lavoro caotico, secondo lui, non equivale a una mente caotica.

“Viviamo in un mondo prevedibile governato da formule … La società cerca costantemente di mantenere l’ordine, in tutte le sue sfaccettature”, sostiene, “ma non è che una mera illusione”.

Per questo, se siete persone disordinate e vi imbattete in disapprovazione e sguardi critici, ecco tre motivi per i quali va bene essere disordinati.

1. Non temete lo status quo

Haltiwanger sostiene che essere precisi e ordinati può essere necessario se non addirittura bello. In ogni caso, le persone dovrebbero apprendere ad abbracciare il caos, perché nulla rimane pulito e in ordine per sempre. Tutto torna inesorabilmente al disordine originale.

“Le persone disordinate l’hanno capito e non permettono a oggetti o convenzioni di dettare legge nelle loro vite”.

2. Trovate l’ispirazione nel vostro casino

Sapevate che tante persone di successo sono disordinate? Roald Dahl, J.K. Rowling e perfino il grande genio Albert Einstein.

In A perfect mess: the hidden benefits of Disorder (“Il caos perfetto: i benefici segreti del disordine”, ndt), gli autori Eric Abrahmson e David H. Freedman sostengono che “su una scrivania disordinata, i lavori più importanti e urgenti tendono a essere più vicini e a portata di mano, al contrario dei lavori secondari che normalmente sono sepolti sul fondo o sul lato opposto. Tutto ciò ha un senso”.

Allo stesso modo, una ricerca condotta da Kathleen Vohs, della Carlson School of Management dell’Università del Minnesota, ha rivelato che un ambiente disordinato stimola la creatività.

“Gli ambienti disordinati incoraggiano la ricerca delle novità lontano dai soliti paradigmi, il che può portare a nuove intuizioni,” sostiene, “al contrario, gli ambienti ordinati favoriscono un modo di pensare convenzionale e stimolano l’aderenza agli schemi esistenti.”

3. Siete coraggiosi e spontanei.

“Seguono la corrente invece di nuotarci contro”, ha affermato Haltiwanger.

Anziché preoccuparsi di dettagli insignificanti, le persone disordinate tendono ad avere una visione d’insieme. Preferiscono investire il tempo a disposizione nel portare avanti compiti importanti piuttosto che preoccuparsi di cose minori. Secondo Haltiwanger, questo li rende più avventurosi e disposti a sperimentare, al contrario delle persone ordinate.

Non c’è niente di sbagliato nell’essere ordinati, così come non c’è niente di sbagliato nell’essere disordinati. Permettente al vostro caos di ispirarvi e preoccupatevi di mettere a posto in un secondo momento. Ricordate, però, che è fondamentale mantenere l’equilibrio tra l’ordine e il caos.

“Una vita disordinata è una vita semplice e bella, ed è per questo che può far nascere tante menti brillanti ed innovative”, conclude Haltiwanger.

Questo post è originariamente apparso su The Huffington Post America ed è stato tradotto da Valentina Mecca

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Gatti e cani possono vedere gli spiriti!

Cani e gatti posso percepire frequenza sconosciute agli umani. Un studio condotto alcuni anni fa da biologi della City University di Londra, ha fornito prove per questo differenziale in vista tra le specie.

Cani e gatti possono vedere la luce UV e altri raggi che le retine umane non hanno capacità di vedere.

In precedenza si credeva che tutti i mammiferi avessero occhi simili agli umani, incapaci di vedere raggi UV, ma prove scientifiche suggeriscono che molti mammiferi possono farlo.

Tuttavia, qualcosa in più in questo fenomeno scava nel regno metafisico.

Capita spesso di vedere gatti osservare i muri e miagolare, mettersi sulla difensiva, raspare,saltare a vuoto, inseguire.

Ammettiamolo la cosa è spesso inquietante e accade ovviamente anche non in presenza di raggi UV.

Tu hai esperienze con gatti “sensitivi”?

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Chi ha scoperto come funziona un’eclissi? Te lo dice La Scienza.

L’eclissi di Luna che si verificherà questa sera sarà un evento particolarmente spettacolare, per durata e per oscuramento del satellite.

La storia della scoperta del modo in cui realmente funziona l’oscuramento del disco solare da parte della Luna (eclissi di Sole) o quello della Luna da parte della Terra (eclissi di Luna) si incrocia con la storia della filosofia classica, ma è piuttosto incerta.Le eclissi vennero registrate in modo regolare dai Babilonesi e, a partire dall’VIII secolo avanti Cristo vennero, probabilmente, anche previste.

Siccome le eclissi sono fenomeni che hanno una regolarità ciclica, sapere quando si verificheranno non significa per forza capire perché si verifichino. Anche in Cina le eclissi vennero registrate fin da tempi molto antichi e una leggenda racconta di due astronomi fatti giustiziare per non aver saputo prevedere un eclissi di Sole addirittura duemila anni prima di Cristo.La scoperta di come avvenga un’eclissi è spesso attribuita al filosofo e matematico greco Talete, vissuto forse tra il 640 e il 548 a.C..

Lo storico Erodoto, vissuto quasi due secoli dopo, attribuì a Talete la previsione di un’eclissi di Sole che si verificò durante una battaglia tra Medi e Lidi. E questo racconto ha indotto molti a pensare che Talete sapesse perché le eclissi si verifichino.

Gli storici della scienza, come il francese André Pichot (nel libro “La nascita della scienza”) ha chiarito che si tratta di una falsa attribuzione e sostiene che la scoperta fu fatta da Anassagora un secolo dopo.Il fisico Roberto Casati ha spiegato nel suo libro “La scoperta dell’ombra” che anche la semplice previsione dell’eclissi da parte di Talete è molto probabilmente frutto di fantasia: siccome le eclissi solari non sono mai visibili da tutta la Terra ma solo in alcune zone, Talete non avrebbe potuto prevedere un’eclissi di Sole in Asia Minore.John Gribbin, nell’Enciclopedia di Astronomia e Cosmologia della Garzanti, scrive anche lui che Anassagora di Clazomene fu il primo a fornire la spiegazione corretta delle fasi della Luna oltre che delle eclissi solari e lunari, anche se per le eclissi lunari pare che immaginasse che a frapporsi tra Sole e Luna fossero corpi normalmente invisibili.

Il fisico e premio Nobel Steven Weinberg precisa però, nel suo libro “Spiegare il mondo”, che l’attribuzione ad Anassagora è stata fatta in base alle citazioni contenute in opere di altri autori, vissuti molti secoli dopo. E quindi potrebbe essere dubbia. Tra l’altro, Anassagora pensava che la Terra fosse piatta.Forse aveva intuito qualcosa un altro filosofo, Anassimene, vissuto pure nel VI secolo prima di Cristo, che però pensava che la Terra fosse un cilindro. Anche di Anassimene non ci sono arrivati che pochi frammenti delle sue opere.Di certo aveva capito il meccanismo Aristotele, vissuto duecento anni dopo Anassagora, tra il 384 e il 322 a.C., che usa l’eclissi per dimostrare che la Terra sia tonda: l’ombra dell’eclissi di Luna, prodotta proprio dalla Terra che si frappone tra il Sole e il nostro satellite, è sempre un arco di circonferenza e dunque a crearla non può essere che un corpo sferico.E di certo sapeva tutto anche Aristarco di Samo, vissuto tra il 310 e il 230 a.C., che fu il primo a sostenere che la Terra giri attorno a Sole e che tentò persino di sfruttare le eclissi per calcolare le dimensioni relative di Terra, Sole e Luna.

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Il mare cura ben 16 malattie: lo dice la scienza

Uno dei migliori farmaci esistenti in natura, almeno secondo la ricerca scientifica.

Il mare possiede un’abbondanza di benefici che spesso sottovalutiamo o, meglio, noi non teniamo spesso in considerazione. Ecco che corre a ricordarcelo la Scienza. Basta semplicemente pensare allo iodio, alla salsedine che già possiamo iniziare a dire addio ai medicinali che teniamo nelle nostre case e che, purtroppo, siamo abituati ad assumere quotidianamente.

Secondo la scienza, infatti, parecchi sarebbero i benefici che apporterebbe il mare alla nostra Salute.

Eccoli riassunti qui sotto.

  • Il mare fa bene al cervello, il quale, stando in una zona vicina al mare, rilascia delle sostanze chimiche come la dopamina, la serotonina e l’ossitocina, responsabili della felicità.
  • Migliorerebbe il respiro, perché l’aria della costa contiene una quantità molto elevata di sali minerali, quali il cloruro di sodio, il magnesio, lo iodio, il calcio, il potassio, il bromo e il silicio, tutti provenienti dalle onde che si infrangono a riva e dagli spruzzi d’acqua provocati dal vento: un vero e proprio pieno di aerosol marino!
  • Inoltre, combatterebbe la ritenzione idrica, sempre per la concentrazione di sali minerali, cosa che favorisce, tramite osmosi, l’eliminazione dei liquidi accumulati nei tessuti adiposi.
  • Può aiutare anche a combattere i chili di troppo, perché il sale rappresenta uno stimolo per le terminazioni nervose della pelle, determinando così l’accelerazione del metabolismo e, di conseguenza, è semplice per l’organismo bruciare i grassi più velocemente del normale.
  • Grazie alla pressione dell’acqua, mentre si fa il bagno in mare, la temperatura ed il moto ondoso effettuano un vero e proprio massaggio su tutto il corpo, ragion per cui la circolazione viene riattivata con facilità: si rafforza in questo modo il sistema circolatorio.
  • Un altro beneficio importante scoperto dalla scienza sarebbe il miglioramento del tono muscolare, in quanto il nuoto in generale permette ai muscoli di rilassarsi, sciogliendo le contratture e le articolazioni bloccate, per esempio, da artrite e da artrosi.
  • Ultimo beneficio, ma non per importanza, consiste nel fatto che l’acqua del mare offrirebbe un contributo a intestino e reni, permettendo in questo modo la depurazione di tutto l’organismo.
  • Questi sono i principali benefici che possiamo ottenere andando al mare o, semplicemente, facendo una bella passeggiata in riva.

L’inquinamento ci rende infelici. Lo dice la scienza

Uno studio ha indagato il legame tra inquinamento e benessere emotivo: più aumenta il particolato più le persone sono di malumore
La scienza analizza con crescente interesse e preoccupazione gli effetti che l’inquinamento nelle sue varie forme produce sul nostro organismo. Le risposte fornite dalla letteratura scientifica risultano spesso inattese. Non si tratta solo di associazioni con l’insorgenza di gravi patologie. A quanto pare, l’inquinamento può alterare anche il nostro benessere psichico. A sostenerlo è un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour.

Il rapporto tra inquinamento e malumore: lo studio
La ricerca, condotta da esperti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) in collaborazione con l’Università di Pechino, si è focalizzata sui dati sull’inquinamento di 144 città cinesi. Sono stati contemporaneamente monitorati i livelli di felicità quotidiana degli abitanti delle aree urbane prese in esame, analizzando 210 milioni di tweet geolocalizzati, inviati attraverso Sina Weibo, la più grande piattaforma di microblogging della Cina.
inquinamento atmosferico

Dallo studio è emersa una correlazione piuttosto stretta tra la quantità di particolato presente nell’aria e i gradi di felicità espressi dalle persone nelle loro interazioni sul canale social. L’associazione tra inquinamento e cattivo umore è apparsa ancor più evidente tra la popolazione femminile.

Che l’inquinamento atmosferico sia dannoso per l’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, oltre ad esser collegato a una maggiore incidenza di tumori, è cosa nota. Ma “l’inquinamento ha anche un costo emotivo“, spiega Siqi Zhen, tra i principali autori dello studio. “Le persone sono infelici e questo significa che possono prendere decisioni irrazionali“.

Come rilevato dai ricercatori, nelle giornate in cui si registrano maggiori tassi di particolato, le persone sono più propense ad assumere comportamenti impulsivi e rischiosi, che potrebbero in seguito rimpiangere. Secondo Zheng, probabilmente si tratta di una conseguenza diretta di ansia e depressione a breve termine.
smogUn risvolto inconsueto degli effetti legati all’inquinamento, quello rimarcato da questo ennesimo lavoro scientifico sul tema. Una nuova evidenza che accende ancora una volta i riflettori sull’urgenza di attuare strategie per contrastare i danni legati a smog, polveri sottili e agenti inquinanti, salvaguardando così la salute degli esseri umani e dell’intero Pianeta.

 

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