Il mare cura ben 16 malattie: lo dice la scienza

Uno dei migliori farmaci esistenti in natura, almeno secondo la ricerca scientifica.

Il mare possiede un’abbondanza di benefici che spesso sottovalutiamo o, meglio, noi non teniamo spesso in considerazione. Ecco che corre a ricordarcelo la Scienza. Basta semplicemente pensare allo iodio, alla salsedine che già possiamo iniziare a dire addio ai medicinali che teniamo nelle nostre case e che, purtroppo, siamo abituati ad assumere quotidianamente.

Secondo la scienza, infatti, parecchi sarebbero i benefici che apporterebbe il mare alla nostra Salute.

Eccoli riassunti qui sotto.

  • Il mare fa bene al cervello, il quale, stando in una zona vicina al mare, rilascia delle sostanze chimiche come la dopamina, la serotonina e l’ossitocina, responsabili della felicità.
  • Migliorerebbe il respiro, perché l’aria della costa contiene una quantità molto elevata di sali minerali, quali il cloruro di sodio, il magnesio, lo iodio, il calcio, il potassio, il bromo e il silicio, tutti provenienti dalle onde che si infrangono a riva e dagli spruzzi d’acqua provocati dal vento: un vero e proprio pieno di aerosol marino!
  • Inoltre, combatterebbe la ritenzione idrica, sempre per la concentrazione di sali minerali, cosa che favorisce, tramite osmosi, l’eliminazione dei liquidi accumulati nei tessuti adiposi.
  • Può aiutare anche a combattere i chili di troppo, perché il sale rappresenta uno stimolo per le terminazioni nervose della pelle, determinando così l’accelerazione del metabolismo e, di conseguenza, è semplice per l’organismo bruciare i grassi più velocemente del normale.
  • Grazie alla pressione dell’acqua, mentre si fa il bagno in mare, la temperatura ed il moto ondoso effettuano un vero e proprio massaggio su tutto il corpo, ragion per cui la circolazione viene riattivata con facilità: si rafforza in questo modo il sistema circolatorio.
  • Un altro beneficio importante scoperto dalla scienza sarebbe il miglioramento del tono muscolare, in quanto il nuoto in generale permette ai muscoli di rilassarsi, sciogliendo le contratture e le articolazioni bloccate, per esempio, da artrite e da artrosi.
  • Ultimo beneficio, ma non per importanza, consiste nel fatto che l’acqua del mare offrirebbe un contributo a intestino e reni, permettendo in questo modo la depurazione di tutto l’organismo.
  • Questi sono i principali benefici che possiamo ottenere andando al mare o, semplicemente, facendo una bella passeggiata in riva.

L’inquinamento ci rende infelici. Lo dice la scienza

Uno studio ha indagato il legame tra inquinamento e benessere emotivo: più aumenta il particolato più le persone sono di malumore
La scienza analizza con crescente interesse e preoccupazione gli effetti che l’inquinamento nelle sue varie forme produce sul nostro organismo. Le risposte fornite dalla letteratura scientifica risultano spesso inattese. Non si tratta solo di associazioni con l’insorgenza di gravi patologie. A quanto pare, l’inquinamento può alterare anche il nostro benessere psichico. A sostenerlo è un recente studio pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour.

Il rapporto tra inquinamento e malumore: lo studio
La ricerca, condotta da esperti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) in collaborazione con l’Università di Pechino, si è focalizzata sui dati sull’inquinamento di 144 città cinesi. Sono stati contemporaneamente monitorati i livelli di felicità quotidiana degli abitanti delle aree urbane prese in esame, analizzando 210 milioni di tweet geolocalizzati, inviati attraverso Sina Weibo, la più grande piattaforma di microblogging della Cina.
inquinamento atmosferico

Dallo studio è emersa una correlazione piuttosto stretta tra la quantità di particolato presente nell’aria e i gradi di felicità espressi dalle persone nelle loro interazioni sul canale social. L’associazione tra inquinamento e cattivo umore è apparsa ancor più evidente tra la popolazione femminile.

Che l’inquinamento atmosferico sia dannoso per l’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, oltre ad esser collegato a una maggiore incidenza di tumori, è cosa nota. Ma “l’inquinamento ha anche un costo emotivo“, spiega Siqi Zhen, tra i principali autori dello studio. “Le persone sono infelici e questo significa che possono prendere decisioni irrazionali“.

Come rilevato dai ricercatori, nelle giornate in cui si registrano maggiori tassi di particolato, le persone sono più propense ad assumere comportamenti impulsivi e rischiosi, che potrebbero in seguito rimpiangere. Secondo Zheng, probabilmente si tratta di una conseguenza diretta di ansia e depressione a breve termine.
smogUn risvolto inconsueto degli effetti legati all’inquinamento, quello rimarcato da questo ennesimo lavoro scientifico sul tema. Una nuova evidenza che accende ancora una volta i riflettori sull’urgenza di attuare strategie per contrastare i danni legati a smog, polveri sottili e agenti inquinanti, salvaguardando così la salute degli esseri umani e dell’intero Pianeta.

 

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Andare in bici è un farmaco, lo dice la scienza.

Moltissime persone in Italia e nel mondo vivono sotto polifarmacoterapia, ovvero devono assumere quotidianamente farmaci in associazione per mantenere sotto controllo patologie e migliorare il proprio stato di salute. Eppure ci sarebbe un modo meno invasivo per restare in forma, con gli stessi benefici di un farmaco ma senza quasi nessun effetto collaterale.

Secondo una ricerca statunitense i farmaci più prescritti sono:

Statine: tengono sotto controllo il colesterolo LDL, ovvero quello “cattivo”;
Diuretici: aumentano la diuresi e riducono la quantità di acqua nel
sangue, in modo da diminuire la pressione che questo fa sulle arterie;
Antipertensivi: agiscono su ormoni specifici che vengono inibiti per ridurre la pressione arteriosa;
Questi farmaci solitamente vengono presi per bocca e assunti in associazione, ogni giorno, da milioni, se non miliardi, di persone. Come vedete, questi farmaci agiscono su patologie spesso provocate dalla sedentarietà.

Eppure la ricerca scientifica ha dimostrato che esiste un’alternativa all’assunzione dei farmaci: l’attività motoria di tipo aerobico. Gli effetti di una pratica quotidiana sono paragonabili a quelli di un farmaco:

Riduzione della pressione arteriosa;
Aumento della gittata cardiaca e riduzione della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo;
Miglioramento dell’assetto lipidico del sangue;
Aumento della capillarizzazione dei tessuti;
Rimineralizzazione ossea e ostacolo all’insorgenza dell’osteoporosi;
Miglioramento degli scambi gassosi a livello polmonare;
Miglioramento del tono dell’umore e dell’autostima;
Aumento del tono muscolare di base, del metabolismo basale e della termogenesi;

Tutti questi effetti a oggi vengono ottenuti tramite la somministrazione di vari farmaci ma è lecito pensare che anche l’andare in bici (essendo un’attività prettamente aerobica) debba essere considerata un farmaco. Il tutto senza la possibilità di incappare in effetti collaterali più o meno gravi, dal semplice fastidio gastrico alle ben più gravi ADR (Adverse Drug Reaction), ovvero reazioni imprevedibili all’assunzione dei farmaci.

Questa affermazione non è campata per aria poiché numerose case farmaceutiche hanno tentato di immettere sul mercato dei farmaci che avessero gli stessi effetti dell’attività fisica. Questi farmaci, definiti “excercise mimetics” avevano l’obiettivo di instaurare nel corpo le modificazioni strutturali indotte dall’esercizio fisico. Purtroppo la validazione scientifica tarda ad arrivare, poiché l’attività fisica ha un vantaggio che qualunque farmaco non ha: le modificazioni permangono a lungo tempo, anche se si smette di praticare. I farmaci invece, smettono immediatamente di avere effetti quando si finisce la terapia.

E’ una strada più lunga e difficoltosa, che richiede impegno e costanza, ma se volete davvero stare bene il mio consiglio è di utilizzare un farmaco potentissimo: l’attività fisica, specie in bicicletta.

Fonte: https://www.bikeitalia.it/2018/06/29/andare-in-bici-e-un-farmaco-lo-dice-la-scienza/

Fare shopping fa bene: lo dice la scienza

Secondo uno studio scientifico fare shopping fa diminuire stress e ansia.

“Fare shopping è terapeutico”: a darci questa buona notizia è stato un gruppo di ricercatori di Taiwan e Australia che hanno condotto uno studio scientifico su 1.900 volontari, uomini e donne. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata “Journal of epidemiology and community health”.

Secondo lo studio, fare shopping fa bene per diversi motivi: innanzitutto riduce lo stress, che è una delle cause principali di malattie come quelle cardiovascolari. Poi aumenta l’autostima: beneficio riscontrato anche per gli acquisti online. Ma non è tutto, perché a questo bisogna aggiungere il fatto che ci invoglia a fare esercizio fisico, per spostarci da una vetrina all’altra (ovviamente, questo beneficio non riguarda lo shopping online) e a mantenere la linea: per vedersi meglio negli abiti da provare in camerino. Qualcuno avrà anche notato che lo shopping rende felici: ebbene, anche questo aspetto è confermato. Di conseguenza riduce depressione e senso di isolamento.

Gli studiosi inoltre rassicurano: per avere questi benefici, non è necessario spendere tanto. Piuttosto è preferibile farlo con regolarità.

Per chi sta già facendo i salti di gioia, c’è anche una raccomandazione: è vero che lo shopping fa bene, ma non deve diventare un’ossessione, perché questo potrebbe comportare una dipendenza patologica.

Il consiglio è di farlo con moderazione: magari prefissando un budget ragionevole.

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Le donne devono dormire in più rispetto agli uomini. Lo dice la scienza

Le donne devono dormire 20 minuti in più rispetto agli uomini:

questa è la tesi sostenuta dalla National Sleep Foundation che ha svolto una ricerca su un campione di persone tra i 26 e i 64 anni. Sebbene per un risposo ottimale siano necessari, sia agli uomini che alle donne, dalle 7 alle 9 ore, le donne dovrebbero rimanere a letto circa 20 minuti in più.

Il motivo? Riguarderebbe la struttura neuronale:

secondo una ricerca dell’Università della Pennsylvania quella delle donne permette migliori doti comunicative e di analisi, oltre ad una migliore memoria. Questo significa che le donne sono più abili nel trovare soluzioni e risolvere problemi, ma questo porta ad un maggiore consumo di energia che può sfociare nella stanchezza. Per ovviare a questo “problema” e ricaricare le batterie sono necessari dunque 20 minuti di sonno in più.

Purtroppo però pare che le donne soffrano di insonnia più degli uomini:

come afferma Javier Puertas, capo del dipartimento di neurofisiologia dell’Unità del sonno dell’ospedale La Ribera di Valencia, «Statisticamente le donne soffrono il doppio di insonnia degli uomini e soffrono di più dal punto di vista delle prestazioni cognitive e somatiche». La maggior parte delle donne tra i 30 e i 60 anni dorme circa 6 ore al giorno e questo causa problemi di sonnolenza e mancanza di concentrazione durante le attività del giorno. Non c’è una spiegazione scientifica a questo, sebbene Puertas sostenga che si possa trattare di alcuni fattori biologici: «È stato dimostrato che l’udito di una donna è più sensibile quando si tratta di percepire o reagire al pianto di un bambino».

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Chi cammina a passo spedito vive di più, lo dice la scienza

Una ricerca rivela che le persone che hanno un’andatura veloce possono vivere oltre 10 anni di più di chi si muove più lentamente.
Chi cammina a passo spedito vive di più, lo dice la scienza
Se cammini a passo veloce, che sia per la fretta o per semplice abitudine, stai facendo una cosa positiva per il tuo organismo: secondo una ricerca dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Salute (NIHR) del Leicester Biomedical Research Center, infatti, le persone che hanno un’andatura veloce vivrebbero più a lungo rispetto a quelle che, invece, si muovono più lentamente.

Questo studio, pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, è il primo che indaga sulla correlazione tra velocità di camminata e aspettativa di vita: sono state analizzati i dati di 474.919 persone con un’età media di 52 anni contenuti nella Biobanca britannica tra il 2006 e il 2016. Ciò che è emerso da questa analisi, è che le donne che camminano a passo spedito hanno un’aspettativa di vita che oscilla tra gli 86,7 e gli 87,8 anni, mentre quella degli uomini è tra gli 85,2 e gli 86,8 anni. Questi valori scendono a 72,4 anni per le donne e a 64,8 anni per gli uomini che, invece, tendono a muoversi più lentamente. Questi risultati valgono anche per le persone in sovrappeso, ciò che conta è il loro modo di camminare.

Il professor Tom Yates dell’Università di Leicester ha spiegato: “Le nostre scoperte suggeriscono come la forma fisica sia un indicatore migliore dell’aspettativa di vita rispetto all’indice di massa corporea – ha detto – e che incoraggiare le persone a camminare a passo spedito possa aggiungere degli anni alle loro vite”.

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Le diete sono peggio delle suocere, lo dice la scienza

Fino a qualche anno fa la parola “dieta” era strettamente correlata alla prova costume. Ora la tendenza è mettersi in linea prima dei tour de force gastronomici delle feste, in modo da evitare le occhiatacce della suocera a tavola. Troppo spesso però i regimi alimentari per perdere peso in fretta si rivelano scorretti. L’associazione dei dietisti inglesi ha stilato la top five delle diete che danneggiano il fisico e il benessere di chi le segue.

DIETE LIQUIDE. La Dukan, prevalentemente iperproteica, è al primo posto, perché priva il corpo di ogni carboidrato, anche quello naturalmente contenuto nella verdura. Al secondo posto la Ken diet (dove “ken” è l’acronimo di ketarogenic enteral nutrition), che vieta ogni cibo solido al condannato. Per dieci giorni il soggetto si alimenterà con un composto liquido introdotto nel suo organismo tramite un tubo di plastica, per un totale di due litri di questa miscela in un tot di ore. Al terzo posto la Party girl grip diet, inizialmente utilizzata per curare pazienti gravemente denutriti e con pesanti carenze vitaminiche. Le celebrity come Rihanna hanno invece sostituito queste flebo di vitamine da 250 ml come veri e propri pasti.

UBRIACHI PER LA LINEA. Al quarto posto, un regime dietetico che è più che altro uno stile di vita sbagliato, la “Drunkorexia”, ovvero limitare al minimo le calorie assunte dal cibo, preferendo quelle che donano gli alcolici. Tenendo conto che un bicchiere di vino rosso contiene circa 80 calorie, per sfamarsi serve praticamente essere sempre ubriachi. Al quinto posto, la Omg diet, che sta spopolando e che si basa su strambi concetti, come docce di acqua ghiacciata per stimolare il metabolismo e l’assunzione di generose tazzine di caffè nero prima di fare attività fisica. A leggere quest’elenco, viene voglia di sopportare felicemente le occhiate della suocera.

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Sesso: una volta a settimana. Lo dice la scienza.

Se le persone potessero fare molto più sesso ciò le renderebbe più felici? Risposta scontata. O forse no. Ci sono inequivocabilmente innumerevoli libri e articoli che sostengono che un aumento dell’attività sessuale di coppia porti miglioramenti alla relazione e alla sessualità stessa. Alcuni ritengono addirittura che si dovrebbe farlo ogni giorno! Repetita iuvant. Un’indicazione del genere è sicuramente un buon proposito e, agli occhi di un osservatore non del settore, potrà apparire anche come il frutto d’innumerevoli ricerche scientifiche nel campo della sessuologia. Eppure le cose non stanno proprio così. E’ senz’altro vero, e diversi studi lo confermano, che vi sia un legame statistico fra frequenza sessuale e felicità ma siamo così sicuri che fare più sesso ci renda in ogni caso più felici? E se qualcuno vi dicesse che fare più sesso potrebbe aumentare la vostra felicità solo fino ad un certo punto? In altre parole, se esistesse un limite alla felicità sessuale?

Una nuova serie di studi sembra evidenziare proprio questo. Tale limite esiste e una volta raggiunto aumentare la frequenza sessuale sortisce effetti controproducenti. La ricerca in questione, condotta da ricercatori dell’università di Toronto (Canada) e pubblicata sul Journal Social Psychological and Personality Science, è il risultato dell’integrazione di tre studi paralleli e ha visto coinvolti più di 30.000 partecipanti. Come detto sopra, sulla base di tutti i precedenti studi in materia di sesso e benessere, l’opinione comune che si è affermata induce a ritenere che una maggior frequenza sessuale sia sempre correlata ad una maggiore felicità o quantomeno ad una crescente soddisfazione di coppia. Una crescita direttamente proporzionale e senza limiti. In alter parole, più sesso = più felicità.

Quello che hanno scoperto però non è ciò che comunemente crediamo. Il rapporto fra frequenza sessuale e felicità ha, in realtà, un limite. Rappresentando graficamente la relazione fra i due aspetti, i ricercatori, dati alla mano, hanno tracciato una linea che ad un certo punto ha interrotto la sua crescita, livellandosi su una certa soglia. Un punto oltre il quale l’aumento della frequenza sessuale sembrerebbe non produrre più i suoi effetti benefici. Dunque, esiste una soglia per la felicità sessuale!

Domanda da un milione di dollari: qual’é questa soglia? Qual’é la frequenza oltre la quale il sesso non rende più felici? La risposta potrà sorprendervi: fare sesso una volta a settimana! La ricerca, infatti, mette in luce che le coppie che avevano rapporti a cadenza settimanale risultavano allo stesso livello di felicità di quelle che lo facevano più di una volta. Persino di quelle coppie che lo facevano più volte al giorno.

Se ci sia un segreto dietro al sesso settimanale sicuramente non è facile capirlo ma questa non è stata neanche l’unica ricerca che ha rivelato che l’aumento della frequenza sessuale non combaciava con un aumento della felicità di coppia. In un altro studio *, in cui a delle coppie veniva chiesto di raddoppiare la frequenza dei loro rapporti sessuali nell’arco del mese, i ricercatori sono giunti alla conclusione che l’aumento della sessualità non si associava ad un aumento della felicità di coppia. Anzi per alcuni era risultata un’esperienza piuttosto negativa.

Detto ciò dobbiamo prendere le conclusioni dei ricercatori con spirito critico. Non sappiamo infatti se sia la monofrequenza settimanale a rendere felici o piuttosto se sia la regolarità dell’atto. Probabilmente entrambi gli aspetti sono parte della spiegazione. Inoltre per la maggior parte delle persone una volta a settimana potrebbe essere la “dose” giusta ma per i restanti l’optimum potrebbe nascondersi in qualcosa di più o di meno della cadenza settimanale.

In virtù del fatto che tali conclusioni ci giungono dal lontano Canada sarebbe interessante capire se anche alle nostre latitudini, quelle dei latin-lovers per intendersi, tali risultati venissero confermati. In attesa di ulteriori studi quello che sicuramente è importante sottolineare è il fatto che tutta la pressione culturale a cui siamo sottoposti, che ci induce a credere che volere “di più” sia la scelta migliore, deve registrare una battuta d’arresto. Non sempre quel di più è meglio. Neanche per quanto riguarda la felicità sotto le lenzuola. Per quanto possa apparire strano, la maggior parte delle persone non ha bisogno di accoppiarsi come conigli per essere felici!

Fonte: https://www.centroilponte.com/sesso-una-volta-a-settimana-lo-dice-la-scienza/

Dormire con un partner che russa è pericoloso. Lo dice la scienza.

Secondo diverse ricerche scientifiche dormire con un partner che russa può essere molto pericoloso

Dormire con un partner che russa può essere molto pericoloso. A rivelarlo una ricerca scientifica, secondo cui dormendo accanto ad una persona che russa si rischia di soffrire di disturbi del sonno. Lo studio, realizzato dall’Università di Leeds, ha coinvolto un gruppo di persone costrette a passare la notte con un partner rumoroso, un terzo ha affermato di soffrire di disturbi del sonno proprio a causa della persona che aveva accanto.

Secondo la ricerca le notti delle coppie che condividono il letto sono tutt’altro che tranquille: russare, emettere suoni e girarsi continuamente infatti sono comportamenti che rischiano di rendere fin troppo movimentato il sonno di chi ci è accanto.

Un dato molto importante, soprattutto se viene incrociato con le ricerche riguardanti il riposo notturno. Dormire male la notte infatti non comporta solo un risveglio di cattivo umore, ma può provocare anche seri problemi di salute che vanno dall’ictus alla depressione, passando per l’infarto e la tendenza al suicidio. A questi studi se ne aggiunge un altro, realizzato dall’Università dell’Ohio, secondo cui un sonno disturbato potrebbe danneggiare anche la pelle. Dormire male infatti non causa solo depressione e nervosismo, ma provoca nel corpo anche una perdita di acqua pari al 30 per cento e di conseguenza un invecchiamento precoce della pelle.

Non solo: molte ricerche hanno analizzato l’impatto della mancanza di sonno dal punto di vista psichico ed emotivo, studiando l’amigdala, la zona del cervello che controlla le emozioni negative e l’ansia. Uno studio ha mostrato come in chi è privato di sonno l’amigdala reagisca in modo più marcato di fronte ad immagini emotivamente negative.

Se il riposo rischia di venire compromesso dunque è necessario correre ai ripari. Come? Secondo gli esperti con il metodo più semplice, ossia dormendo in letti o stanze separate. “Quasi un terzo (il 29 per cento) degli inglesi non riposa bene a causa del partner – ha spiegato Nerina Ramlakhan, esperta del sonno – così per molte persone diventa chiaro che dormire in stanze separate renderebbe il sonno molto più piacevole e riposante”.

Fonte: https://www.supereva.it/dormire-con-partner-che-russa-e-pericoloso-lo-dice-la-scienza-24319

Divorziare fa ringiovanire di 10 anni. Lo dice la scienza.

Il divorzio è una decisione dura da prendere e parecchio complessa, che comporta diversi cambiamenti nella propria vita o in quella dei propri figli, pure dal punto di vista psichico ed emozionale ed specialmente se si è stati sposati per parecchio tempo.

Invece, risulta che a molte donne divorziare ha fatto proprio del bene. Per molte di loro chiudere un capitolo delle loro vite diventa un’esperienza gratificante, che le fa connettere di nuovo con sé stesse e persino ringiovanire.

Uno studio assicura che le donne divorziate sono più felici e in salute e ringiovaniscono di 10 anni, stando a quanto dice uno studio svolto dall’Università di Kingston. Il motivo principale sembra essere che queste donne riescono a prendersi cura di loro e la loro vita cambia completamente.

Sono molti i benefici che le donne traggono dal divorzio. Sebbene all’inizio possano passare per un processo depressivo normale, quando passa, riprendono in mano la loro vita e realizzano molti cambiamenti positivi.

Le donne ritrovano il proprio spazio personale, ritrovano del tempo per sé stesse, conoscono persone nuove, ritrovano le vecchie amicizie e possono dedicarsi ad attività che amano.
Le donne divorziate crescono passo a passo, non c’è felicità più grande di quella di raggiungere un obiettivo al quale si è dedicato del tempo. Non hanno paura di lasciare indietro ciò che può far loro ricordare il passato.
Le donne divorziate ritrovano la pace attorno a loro. Non ci sono più discussioni. Arriva un periodo di purificazione, la loro coscienza è in pace, quelle guerre interne che c’erano per via di certe situazioni spariscono.
Le donne divorziate ritrovano pure la forma. Cercano di mantenersi bene fisicamente e di sentirsi felici quando si guardano allo specchio: in molte fanno sport e stanno attente alla loro alimentazione.

Il divorzio non deve essere visto come un fallimento, può anche essere positivo, senza per questo augurarci che diventi una moda.

Fonte: : https://www.pianetadonne.blog/notizia-ufficiale-secondo-la-scienza-divorziare-fa-ringiovanire-di-10-anni/