Sei una chiacchierona? Vivrai di più, lo dice la scienza

Parlare, oltre a far bene alla salute e a alla mente, rende più longevi. Motivo in più per chiacchierare senza sosta

Ma come è possibile? Le donne che parlano molto sono più positive e ottimiste nei confronti della vita e del mondo, e questo atteggiamento abbassa i livelli di stress e migliora la qualità della vita. Inoltre, riuscendo a trasformare in parole le loro emozioni, le loro sensazioni e i loro sentimenti, le donne chiacchierone non vengono soffocate da tormenti interiori. Sono brave, quindi, a condividere ciò che sentono con le persone che le circondano.

Un altro studio condotto dalla New York University ha spiegato che se vogliamo vivere a lungo dobbiamo pronunciare 15.000 parole al giorno. Parlare è molto benefico per la salute mentale di un individuo e non si deve necessariamente farlo con persone, ma anche con animali e piante.

Quindi, per tutti coloro che ci accusano, noi donne non siamo delle pettegole, siamo semplicemente in grado di prenderci di noi e della nostra salute con lo scopo di essere più longeve.

Se vuoi vivere più a lungo anche tu, devi iniziare a parlare molto con le persone che ti circondano. Non solo su cose banali e futili, anche sui tuoi sentimenti e piani di vita. I benefici che ne trarrai saranno davvero numerosi.

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Chi ha cani o gatti in casa è una persona migliore, lo dice la scienza

La scienza dimostra che avere un animale in casa ci porta ad avere più autostima, empatia e a essere più felici. Vi spieghiamo perché succede

Pensate a tutte le volte in cui siete rientrati a casa dopo una giornata stressante e il vostro cane vi ha accolto come se foste il senso della sua felicità (e probabilmente lo siete davvero).

Oppure pensate a quando il vostro gatto si accoccola su di voi e richiede la vostra attenzione che ricambia con delle dolci fusa.

Pensando a questi momenti vi sarà spuntato un sorriso e il vostro cervello avrà liberato una serie di sostanze chimiche deputate a migliorare il vostro umore.

Così come dimostra una ricerca dell’Università Miami di Ohio negli Stati Uniti, gli animali domestici ci rendono più felici e fanno vivere più a lungo.

Vi spieghiamo perché dovreste avere un animale domestico per essere più felici.

(Continua sotto la foto)

Lilli e il Vagabondo

Avrete maggiore autostima

Avete capito bene, chi possiede un animale domestico ha più stima di sé.

Prendersi cura di un essere indifeso e bisognoso delle vostre attenzioni vi renderà più sicuri di voi, sarete orgogliosi del senso di protezione che riuscirete a trasmettere e quindi abbasserà lo stress.

Accarezzare e coccolare il vostro amico a quattro zampe rilascerà una sostanza chiamata ossitocina, detta anche ormone della felicità.

Queen’s Corgi

Si diventa più empatici

Se avete un animale domestico imparerete a coltivare l’empatia ovvero la capacità di connettersi con gli stati emotivi dell’altro.

Il vostro amico fidati vi permetterà di allenare quella skill che porta a capire senza parlare, comprendere i bisogni dell’altro e sentirsi soddisfatti nel prendersi cura di qualcuno.

Questa dote vi sarà molto utile per rendere di qualità le vostre relazioni.

Sansone cane alla riscossa

Non sentirete la solitudine

Se avrete un animale domestico non vi sentirete mai soli.

La compagnia di un amico fidato che sarà sempre nei dintorni vi porterà a non percepire quel senso di vuoto che può accompagnare alcuni momenti.

L’animale domestico infatti vi farà sentire utili perché saprete che la sua sopravvivenza e la sua felicità è legata inevitabilmente a quello che farete voi.

In altre parole aumenterete il vostro senso di utilità.

Carrie Bradshaw cane mbile

Avrete una vita sociale più attiva

Se avete un cane sarete obbligati a fare lunghe passeggiate, incontrerete nuove persone e avrete rapporti sociali più attivi.

Nel caso di un gatto non avrete l’esigenza di portarlo in giro ma avrete un argomento in più da condividere con gli amanti dei felini e questo non potrà fare altro che creare relazioni e unire in nome di una passione comune.

In entrambi i casi avere un animale domestico porterà a espandere la propria rete sociale e a farvi sentire più felici e propensi alle relazioni.

 

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Bestemmiare serve a migliorare gli esercizi in palestra: lo rivela una ricerca scientifica

Le imprecazioni volgari sono considerate fondamentali per le attività in palestra, stando almeno a quello che ha accertato uno studio

Ci vuole un fisico bestiale, come cantava Luca Carboni nel 1992: da oggi si può dire anche che ci vuole un fisico best…emmia! Alcuni ricercatori della Keele University (non lontano dalle città inglesi di Birmingham e Nottingham) hanno pubblicato uno studio davvero curioso, secondo cui le imprecazioni pesanti aiuterebbero a svolgere meglio gli esercizi in palestra e non solo. Come è possibile?

Finora le bestemmie sono state associate a una migliore sopportazione del dolore e, con buona pace di chi non riesce a fare a meno della religione, sono fondamentali per una forma fisica perfetta. Gli esperimenti sono stati condotti in questi mesi dal dottor Richard Stephen, il quale ha coinvolto una serie di volontari pronti a dimostrare che non era solo una coincidenza bizzarra.

Nel primo test le persone che hanno partecipato alla ricerca scientifica hanno scelto la bestemmia o l’imprecazione che preferiscono pronunciare nelle occasioni più disparate. Le parolacce sono state quindi ripetute durante un semplice esercizio, il sollevamento di una sbarra di metallo non troppo pesante. Lo studio è proseguito con attività molto più intense e faticose.

Bestemmiare in palestra

Fonte: 5 am training

Nel dettaglio Stephen ha puntato tutto su una cyclette e si è accorto che la gente tendeva a imprecare maggiormente quando lo sforzo in palestra era più forte. La conclusione degli scienziati inglesi è quindi inevitabile: le parole oscene sono utilissime per migliorare la performance muscolare e soprattutto il rafforzamento del corpo. Le scoperte non sono finite qui.

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Andare in bici è un farmaco, lo dice la scienza.

Moltissime persone in Italia e nel mondo vivono sotto polifarmacoterapia, ovvero devono assumere quotidianamente farmaci in associazione per mantenere sotto controllo patologie e migliorare il proprio stato di salute. Eppure ci sarebbe un modo meno invasivo per restare in forma, con gli stessi benefici di un farmaco ma senza quasi nessun effetto collaterale.

Secondo una ricerca statunitense i farmaci più prescritti sono:

Statine: tengono sotto controllo il colesterolo LDL, ovvero quello “cattivo”;
Diuretici: aumentano la diuresi e riducono la quantità di acqua nel
sangue, in modo da diminuire la pressione che questo fa sulle arterie;
Antipertensivi: agiscono su ormoni specifici che vengono inibiti per ridurre la pressione arteriosa;
Questi farmaci solitamente vengono presi per bocca e assunti in associazione, ogni giorno, da milioni, se non miliardi, di persone. Come vedete, questi farmaci agiscono su patologie spesso provocate dalla sedentarietà.

Eppure la ricerca scientifica ha dimostrato che esiste un’alternativa all’assunzione dei farmaci: l’attività motoria di tipo aerobico. Gli effetti di una pratica quotidiana sono paragonabili a quelli di un farmaco:

Riduzione della pressione arteriosa;
Aumento della gittata cardiaca e riduzione della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo;
Miglioramento dell’assetto lipidico del sangue;
Aumento della capillarizzazione dei tessuti;
Rimineralizzazione ossea e ostacolo all’insorgenza dell’osteoporosi;
Miglioramento degli scambi gassosi a livello polmonare;
Miglioramento del tono dell’umore e dell’autostima;
Aumento del tono muscolare di base, del metabolismo basale e della termogenesi;

Tutti questi effetti a oggi vengono ottenuti tramite la somministrazione di vari farmaci ma è lecito pensare che anche l’andare in bici (essendo un’attività prettamente aerobica) debba essere considerata un farmaco. Il tutto senza la possibilità di incappare in effetti collaterali più o meno gravi, dal semplice fastidio gastrico alle ben più gravi ADR (Adverse Drug Reaction), ovvero reazioni imprevedibili all’assunzione dei farmaci.

Questa affermazione non è campata per aria poiché numerose case farmaceutiche hanno tentato di immettere sul mercato dei farmaci che avessero gli stessi effetti dell’attività fisica. Questi farmaci, definiti “excercise mimetics” avevano l’obiettivo di instaurare nel corpo le modificazioni strutturali indotte dall’esercizio fisico. Purtroppo la validazione scientifica tarda ad arrivare, poiché l’attività fisica ha un vantaggio che qualunque farmaco non ha: le modificazioni permangono a lungo tempo, anche se si smette di praticare. I farmaci invece, smettono immediatamente di avere effetti quando si finisce la terapia.

E’ una strada più lunga e difficoltosa, che richiede impegno e costanza, ma se volete davvero stare bene il mio consiglio è di utilizzare un farmaco potentissimo: l’attività fisica, specie in bicicletta.

Fonte: https://www.bikeitalia.it/2018/06/29/andare-in-bici-e-un-farmaco-lo-dice-la-scienza/

Le donne devono dormire in più rispetto agli uomini. Lo dice la scienza

Le donne devono dormire 20 minuti in più rispetto agli uomini:

questa è la tesi sostenuta dalla National Sleep Foundation che ha svolto una ricerca su un campione di persone tra i 26 e i 64 anni. Sebbene per un risposo ottimale siano necessari, sia agli uomini che alle donne, dalle 7 alle 9 ore, le donne dovrebbero rimanere a letto circa 20 minuti in più.

Il motivo? Riguarderebbe la struttura neuronale:

secondo una ricerca dell’Università della Pennsylvania quella delle donne permette migliori doti comunicative e di analisi, oltre ad una migliore memoria. Questo significa che le donne sono più abili nel trovare soluzioni e risolvere problemi, ma questo porta ad un maggiore consumo di energia che può sfociare nella stanchezza. Per ovviare a questo “problema” e ricaricare le batterie sono necessari dunque 20 minuti di sonno in più.

Purtroppo però pare che le donne soffrano di insonnia più degli uomini:

come afferma Javier Puertas, capo del dipartimento di neurofisiologia dell’Unità del sonno dell’ospedale La Ribera di Valencia, «Statisticamente le donne soffrono il doppio di insonnia degli uomini e soffrono di più dal punto di vista delle prestazioni cognitive e somatiche». La maggior parte delle donne tra i 30 e i 60 anni dorme circa 6 ore al giorno e questo causa problemi di sonnolenza e mancanza di concentrazione durante le attività del giorno. Non c’è una spiegazione scientifica a questo, sebbene Puertas sostenga che si possa trattare di alcuni fattori biologici: «È stato dimostrato che l’udito di una donna è più sensibile quando si tratta di percepire o reagire al pianto di un bambino».

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Chi cammina a passo spedito vive di più, lo dice la scienza

Una ricerca rivela che le persone che hanno un’andatura veloce possono vivere oltre 10 anni di più di chi si muove più lentamente.
Chi cammina a passo spedito vive di più, lo dice la scienza
Se cammini a passo veloce, che sia per la fretta o per semplice abitudine, stai facendo una cosa positiva per il tuo organismo: secondo una ricerca dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Salute (NIHR) del Leicester Biomedical Research Center, infatti, le persone che hanno un’andatura veloce vivrebbero più a lungo rispetto a quelle che, invece, si muovono più lentamente.

Questo studio, pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, è il primo che indaga sulla correlazione tra velocità di camminata e aspettativa di vita: sono state analizzati i dati di 474.919 persone con un’età media di 52 anni contenuti nella Biobanca britannica tra il 2006 e il 2016. Ciò che è emerso da questa analisi, è che le donne che camminano a passo spedito hanno un’aspettativa di vita che oscilla tra gli 86,7 e gli 87,8 anni, mentre quella degli uomini è tra gli 85,2 e gli 86,8 anni. Questi valori scendono a 72,4 anni per le donne e a 64,8 anni per gli uomini che, invece, tendono a muoversi più lentamente. Questi risultati valgono anche per le persone in sovrappeso, ciò che conta è il loro modo di camminare.

Il professor Tom Yates dell’Università di Leicester ha spiegato: “Le nostre scoperte suggeriscono come la forma fisica sia un indicatore migliore dell’aspettativa di vita rispetto all’indice di massa corporea – ha detto – e che incoraggiare le persone a camminare a passo spedito possa aggiungere degli anni alle loro vite”.

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Le diete sono peggio delle suocere, lo dice la scienza

Fino a qualche anno fa la parola “dieta” era strettamente correlata alla prova costume. Ora la tendenza è mettersi in linea prima dei tour de force gastronomici delle feste, in modo da evitare le occhiatacce della suocera a tavola. Troppo spesso però i regimi alimentari per perdere peso in fretta si rivelano scorretti. L’associazione dei dietisti inglesi ha stilato la top five delle diete che danneggiano il fisico e il benessere di chi le segue.

DIETE LIQUIDE. La Dukan, prevalentemente iperproteica, è al primo posto, perché priva il corpo di ogni carboidrato, anche quello naturalmente contenuto nella verdura. Al secondo posto la Ken diet (dove “ken” è l’acronimo di ketarogenic enteral nutrition), che vieta ogni cibo solido al condannato. Per dieci giorni il soggetto si alimenterà con un composto liquido introdotto nel suo organismo tramite un tubo di plastica, per un totale di due litri di questa miscela in un tot di ore. Al terzo posto la Party girl grip diet, inizialmente utilizzata per curare pazienti gravemente denutriti e con pesanti carenze vitaminiche. Le celebrity come Rihanna hanno invece sostituito queste flebo di vitamine da 250 ml come veri e propri pasti.

UBRIACHI PER LA LINEA. Al quarto posto, un regime dietetico che è più che altro uno stile di vita sbagliato, la “Drunkorexia”, ovvero limitare al minimo le calorie assunte dal cibo, preferendo quelle che donano gli alcolici. Tenendo conto che un bicchiere di vino rosso contiene circa 80 calorie, per sfamarsi serve praticamente essere sempre ubriachi. Al quinto posto, la Omg diet, che sta spopolando e che si basa su strambi concetti, come docce di acqua ghiacciata per stimolare il metabolismo e l’assunzione di generose tazzine di caffè nero prima di fare attività fisica. A leggere quest’elenco, viene voglia di sopportare felicemente le occhiate della suocera.

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Un animale domestico allunga la vita: lo dice la scienza

Stando a quanto riporta la rivista Scientific Reports, i proprietari di cani hanno meno probabilità di morire

Avere un animale domestico riempie la vita di gioia. Gli amici a quattro zampe, oltre a fare compagnia, offrono tanto affetto. A quanto pare, averli accanto apporterebbe notevoli benefici alla propria salute. Stando a quanto si legge sul Business Insider, allungherebbero addirittura la propria via. Quest’affermazione rimanda a uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Uppsala e pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

 

I proprietari di un animale domestico vivono più a lungo

I ricercatori, avvalendosi dei registri del sistema sanitario nazionale, hanno monitorato lo stato di salute di 3,4 milioni svedesi (40-80 anni) in un arco di tempo di ben 12 anni. Li hanno poi confrontati con i registri di proprietà dei cani, divenuto obbligatorio in Svezia dal 2001. Cosa è emerso? Le persone con i cani avevano un rischio ridotto del 23% di morte per malattie cardiache come insufficienza cardiaca, ictus o infarto rispetto ai loro coetanei sprovvisti di quattrozampe.

Nel caso dei single lo studio ha rilevato che le persone che vivono da sole con un cane hanno un rischio di morte ridotto del 33% rispetto a coloro che non sono proprietari di animali. Parola di Mwenya Mubanga, autrice principale dello studio.

 

Avere un cane porta a fare più esercizio fisico

La scoperta dello studio svedese rimanda a quanto riportato, nel 2013, dall’American Heart Association. I proprietari di cani hanno una pressione sanguigna e livelli di colesterolo migliori e addirittura hanno diminuito le risposte del sistema simpatico allo stress. Ma è difficile determinare perché le persone con animali godano di questi benefici per la salute.

Secondo Tove Fall, una delle ricercatrici dello studio, il collegamento potrebbe essere dovuto al fatto che possedere un cane porti le persone a mantenersi più attive. Non solo, andrebbe anche a incrementare le interazioni sociali. Non resta che ribadire che il cane è, a tutti gli effetti, il migliore amico dell’uomo.

 

fonte: https://www.stile.it/2017/12/02/un-animale-domestico-allunga-la-vita-lo-dice-la-scienza-id-172695/

La barba contiene più germi del pelo di un cane: lo dice la scienza

La ricerca è stata condotta su 18 uomini con la barba e 30 cani di razze diverse.

Non importa che sia lunga o corta, la barba contiene più germi del pelo del cane. A confermarlo è stata un ricerca scientifica.Tutto è partito da uno studio condotto per appurare se uno stesso apparecchio per la risonanza magnetica può essere condiviso da umani e amici a 4 zampe senza rischi per la salute dell’uomo. Accade infatti che, in casi di sottoutilizzo dell’apparecchiatura, questa possa essere messa a disposizione dei veterinari.

La ricerca è stata condotta mettendo a confronto 30 cani di diverse razze (di  3,8 anni) e 18 uomini con la barba (di 36 anni). I ricercatori hanno prelevato un campione di pelo e di barba. Il test ha confermato che la barba conteneva più germi del pelo del cane ed era, quindi, meno igienica. Tutti i campioni di barba contenevano un’alta carica batterica, il 39% degli uominiaveva anche agenti patogeni (trovati solo in 4 cani!).

Anche i tamponi bocca-bocca hanno rivelato che 17 uomini su 18 presentavano un alto numero di germi, presenti solo in 12 cani su 30.Anche se quelli potenzialmente pericolosi erano solo in un uomo, mentre erano presenti in 2/3 dei cani.I risultati di questa ricerca sono destinati a sollevare molte polemiche e c’è già chi parla di pogonofobia (paura della barba).

fonte: https://www.105.net/news/tutto-news/260147/la-barba-contiene-piu-germi-del-pelo-di-un-cane-lo-dice-la-scienza.html

Sesso: una volta a settimana. Lo dice la scienza.

Se le persone potessero fare molto più sesso ciò le renderebbe più felici? Risposta scontata. O forse no. Ci sono inequivocabilmente innumerevoli libri e articoli che sostengono che un aumento dell’attività sessuale di coppia porti miglioramenti alla relazione e alla sessualità stessa. Alcuni ritengono addirittura che si dovrebbe farlo ogni giorno! Repetita iuvant. Un’indicazione del genere è sicuramente un buon proposito e, agli occhi di un osservatore non del settore, potrà apparire anche come il frutto d’innumerevoli ricerche scientifiche nel campo della sessuologia. Eppure le cose non stanno proprio così. E’ senz’altro vero, e diversi studi lo confermano, che vi sia un legame statistico fra frequenza sessuale e felicità ma siamo così sicuri che fare più sesso ci renda in ogni caso più felici? E se qualcuno vi dicesse che fare più sesso potrebbe aumentare la vostra felicità solo fino ad un certo punto? In altre parole, se esistesse un limite alla felicità sessuale?

Una nuova serie di studi sembra evidenziare proprio questo. Tale limite esiste e una volta raggiunto aumentare la frequenza sessuale sortisce effetti controproducenti. La ricerca in questione, condotta da ricercatori dell’università di Toronto (Canada) e pubblicata sul Journal Social Psychological and Personality Science, è il risultato dell’integrazione di tre studi paralleli e ha visto coinvolti più di 30.000 partecipanti. Come detto sopra, sulla base di tutti i precedenti studi in materia di sesso e benessere, l’opinione comune che si è affermata induce a ritenere che una maggior frequenza sessuale sia sempre correlata ad una maggiore felicità o quantomeno ad una crescente soddisfazione di coppia. Una crescita direttamente proporzionale e senza limiti. In alter parole, più sesso = più felicità.

Quello che hanno scoperto però non è ciò che comunemente crediamo. Il rapporto fra frequenza sessuale e felicità ha, in realtà, un limite. Rappresentando graficamente la relazione fra i due aspetti, i ricercatori, dati alla mano, hanno tracciato una linea che ad un certo punto ha interrotto la sua crescita, livellandosi su una certa soglia. Un punto oltre il quale l’aumento della frequenza sessuale sembrerebbe non produrre più i suoi effetti benefici. Dunque, esiste una soglia per la felicità sessuale!

Domanda da un milione di dollari: qual’é questa soglia? Qual’é la frequenza oltre la quale il sesso non rende più felici? La risposta potrà sorprendervi: fare sesso una volta a settimana! La ricerca, infatti, mette in luce che le coppie che avevano rapporti a cadenza settimanale risultavano allo stesso livello di felicità di quelle che lo facevano più di una volta. Persino di quelle coppie che lo facevano più volte al giorno.

Se ci sia un segreto dietro al sesso settimanale sicuramente non è facile capirlo ma questa non è stata neanche l’unica ricerca che ha rivelato che l’aumento della frequenza sessuale non combaciava con un aumento della felicità di coppia. In un altro studio *, in cui a delle coppie veniva chiesto di raddoppiare la frequenza dei loro rapporti sessuali nell’arco del mese, i ricercatori sono giunti alla conclusione che l’aumento della sessualità non si associava ad un aumento della felicità di coppia. Anzi per alcuni era risultata un’esperienza piuttosto negativa.

Detto ciò dobbiamo prendere le conclusioni dei ricercatori con spirito critico. Non sappiamo infatti se sia la monofrequenza settimanale a rendere felici o piuttosto se sia la regolarità dell’atto. Probabilmente entrambi gli aspetti sono parte della spiegazione. Inoltre per la maggior parte delle persone una volta a settimana potrebbe essere la “dose” giusta ma per i restanti l’optimum potrebbe nascondersi in qualcosa di più o di meno della cadenza settimanale.

In virtù del fatto che tali conclusioni ci giungono dal lontano Canada sarebbe interessante capire se anche alle nostre latitudini, quelle dei latin-lovers per intendersi, tali risultati venissero confermati. In attesa di ulteriori studi quello che sicuramente è importante sottolineare è il fatto che tutta la pressione culturale a cui siamo sottoposti, che ci induce a credere che volere “di più” sia la scelta migliore, deve registrare una battuta d’arresto. Non sempre quel di più è meglio. Neanche per quanto riguarda la felicità sotto le lenzuola. Per quanto possa apparire strano, la maggior parte delle persone non ha bisogno di accoppiarsi come conigli per essere felici!

Fonte: https://www.centroilponte.com/sesso-una-volta-a-settimana-lo-dice-la-scienza/